Circolo Ippico Tabrata – Guida all’approccio con l’allevatore
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Fateci caso. La prima cosa che un allevatore dice di sé, con aria assai sofferta, è che lui lo fa per passione. SOLO per passione. Questa, che a prima vista sembrerebbe la definizione romantica di una redditizia attività privata, è invece una sorta di lemma che avrebbe l’intenzione mettere in guardia gli stolti che volessero avventurarsi nel campo, nella speranza che – almeno loro – riescano a salvarsi.

 

 

 

Recarsi in allevamento per l’acquisto di un soggetto

Allevatore neofita:

E’ ancora una persona normale, o quasi. Ti accoglie vestito di tutto punto e ti porta nei paddock per ammirare i foal. Ti parla a lungo e con trasporto delle genealogie e degli incroci, elencando gli avi del puledro fino alla ventesima generazione. Di tutti ricorda date di nascita e nomi, altisonanti e frutto di uno studio incrociato tra significato ed oroscopo equino. Dopo la visita alle scuderie la moglie ti offre dolcetti e grappino mentre il marito elogia con fervore l’eccellente veterinario con cui ha la fortuna di lavorare. Si informa con garbo circa i tuoi titoli sportivi e le tue intenzioni agonistiche nell’ipotesi in cui la compravendita vada a buon fine. La visita si conclude rimirando le foto delle fattrici da giovani e le ecografie dei nascituri, davanti alle quali si commuove versando lacrime sincere.

Allevatore nel campo da un quinquennio:

Trattasi della stessa persona di cui sopra però sull’orlo del fallimento dopo appena cinque anni di onesta attività. Ti porta nei paddock dove, mercanteggiando stile Suk arabo, ti prospetta vari affaroni: comprare uno stock di puledri di tre anni a rate, acquistare l’intero allevamento con un assegno post datato, stabilirti in azienda ed occuparti di tutto mentre lui si trasferisce a casa tua per il prossimo ventennio.

Dei puledri non riesci a sapere nemmeno chi sia la madre però dopo mezz’ora di lamenti e maledizioni all’indirizzo equino hai ben chiaro l’ammontare del suo scoperto bancario.

Da lontano una moglie incarognita osserva la scena scagliando improperi al vostro indirizzo. Mentre vi avvicinate all’abitazione il derelitto vi porge l’ultima accattivante offerta: portar via tutte le fattrici gravide pagandole solo a prodotto nato.

La visita si conclude aprendo la fattura del veterinario davanti alla quale il buon uomo si commuove versando lacrime, ove possibile, ancor più sincere di quelle dell’allevatore di cui sopra.

Allevatore di lungo corso:

Scendete dall’auto e vi vengono minacciosamente incontro quattro maremmani furenti. Fate appena in tempo a mettervi in salvo su un albero quando un ominide armato di forca appare da lontano richiamando all’ordine le belve.

Buongiorno, ho chiamato ieri per vedere dei puledri, il proprietario non l’ha avvertita? chiedete voi dall’albero, compita come un’educanda svizzera.

Il proprietario sono io e questo è quello che vi aspetta se venite qui a farmi perdere tempo invece di comprare – risponde lui, indicando le belve appena messe a catena.

Scendete dall’albero e con un filo di inquietudine seguite l’allevatore per i campi. Arrivati nei paddock vi indica in lontananza il branco e vi sollecita garbatamente a raggiungerlo: Io vado ad arare. I cavalli stanno là insieme alle ciuche: almeno li sapete distinguere? Quando avete fatto tornate qui e avvertite ché altrimenti vi faccio fare la fine del veterinario.

La visita si conclude all’imbrunire quando finalmente riuscite a tornare all’auto dopo esservi persi nei boschi inseguendo le cavalle e le ciuche versando (Voi, stavolta) fiumi di lacrime altrettanto sincere.

Caricare il puledro appena acquistato sul camion

Allevatore neofita:

Cambia idea almeno quattro volte prima di costringervi a posizionare il camion nell’aia di ingresso. Il cammino del puledro viene cosparso di petali di rose e il piccolo Buddha viene omaggiato di ogni genere di leccornie per convincerlo ad avvicinarsi alla pedana. Dopo ventiquattro ore di inutili tentativi si va a letto tutti insieme, acquirente e allevatore, per ritentare (inutilmente) il giorno successivo.

Allevatore nel campo da un quinquennio:

Alla notizia che avete deciso di acquistare un puledro si offre di portarvelo a mano fino al semaforo del paese. Nel caso in cui non vi sia possibile ritirarlo nell’immediatezza dell’acquisto si dichiara disposto a portarvelo in scuderia. Non accettate: ne scaricherebbe cinque tutti insieme prima di dileguarsi per l’eternità.

Allevatore di lungo corso:

Vi costringe a sudare sette camicie per piazzare il camion ad incastro davanti alla porta della scuderia. Nell’esatto istante in cui avrete abbassato la rampa intorno a voi si materializzerà la sacra famiglia dell’allevatore: la moglie con il mattarello, la figlia grande con la spranga, il figlio piccolo con i mortaretti ed il nonno con il coltello. A quel punto il puledro terrorizzato (e memore di strane dicerie di scuderia che vogliono soggetti recalcitranti incaprettati e caricati con il trattore) si incapezzerà da solo e salirà di sua spontanea volontà sul camion, avendo finanche cura di accostare le paratie.

Mantenere i rapporti con l’allevatore

Esiste un’unica maniera per continuare ad avere buoni rapporti con l’allevatore. Ed è quella di tornare a comprare puledri sempre e solo dallo stesso 😉

Agli allevatori – soprattutto del Sud – va tutta la mia sincera stima e solidarietà. Davvero. Senza di loro non avremmo la possibilità di acquistare cavalli giovani e saremmo così costretti a sprecare il nostro tempo e i nostri soldi in noiosissime attività quali: gite in barca, shopping, viaggi all’estero, soggiorni in beauty farm e via dicendo. Una tristezza, insomma.

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