Circolo Ippico Tabrata – Mercatino dell’usato
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EW- (21)

tabrata

Prologo

Capisci che un cliente ha raggiunto il punto di non ritorno quando decide di comprarsi un mezzo di trasporto per rendersi autonomo. E naturalmente ti chiede di accompagnarlo. Nel caso specifico l’oggetto della trattativa è una di quelle (f)utilità con cui si dilettano i rampanti cavalieri nei weekend: il trailer.

La compravendita – naturalmente – viene effettuata un giorno in cui infuria la tormenta e l’istruttore (illuso) già si immaginava di trascorrere un mirabile pomeriggio davanti al caminetto.

Svolgimento

Ci si mette in marcia con calma alle 5 del mattino, mentre un tuono squarcia il cielo: il cliente scruta il volo degli uccelli e promette solennemente di rientrare per pranzo, io mi faccio il segno della croce e infilo in borsa un cellulare di scorta casomai la scampagnata si prolungasse per più di 24 ore (è che so come vanno queste cose, fidatevi).

Siamo in tre: io, il cliente e l’operaio albanese che ha saggiamente lasciato in scuderia la moglie per godersi la domenica.

La meta del viaggio è l’abitazione privata del venditore con cui il cliente ha mercanteggiato per mesi l’acquisto del trailer.

Dopo nemmeno una decina di chilometri l’inevitabile incontro con la pattuglia. Dei 3 soggetti presenti all’appello solo la sottoscritta risulta provvista di documento di riconoscimento, se così si vuole chiamare quel che resta di una carta di identità divisa in pratici pezzi componibili.

Un paio di multe dopo, giunti finalmente a destinazione, scopriamo che il venditore in realtà è una sorta di Zingaro che vive in un tendone da circo ammodernato secondo l’estro creativo di Renzo Piano. Per intenderci ci ritroviamo in una specie di porcile esoterico che esula dalla benevolenza di Dio.

L’Albanese – che di solito ha la loquacità di un sasso – esclama a mezza voce: “siguro che stavo meglio ala casa mia”.

In un angolo un poltergeist ricorda vagamente la sagoma di un trailer alla cui vista il cliente esterna un sorriso radioso che vuol essere un tacito incoraggiamento a trasformare il fango in oro.

Ci fa così strada tra lamiere, cocci di vasi, tubi dell’acquedotto e carcasse di auto scortato da un fedele gatto (nero) che ad ogni passo gli avvolge in morbide spire pelose la coda intorno alla caviglia.

Il posto, in quanto a fetore, supera di gran lunga tutti quelli frequentati fino ad ora: siamo nel pieno del mistero, del rito esoterico.

L’Albanese si avventura in avanscoperta sotto il tendone e ne esce graziosamente cotonato da ragnatele. Grazie ai poteri occulti e medianici del gatto si riesce a cambiare la ruota al carrello. Per amor di completezza ci tengo a dire che da questo momento in poi lo spostamento del mezzo viene effettuato sempre dalla squadra nel suo insieme perché lo stesso, precipitando su un piede, mutilerebbe lo sprovveduto che avesse voluto tentare la sorte da solo.

Un piccolo problema sorge quando si rende necessario tagliare le gomene che fissano il trailer al muro (non chiedetemi perché): Lo Zingaro generosamente si offre di andare a riesumare la vecchia sciabola del nonno. Nel mentre io ripenso all’ultima antitetanica effettuata e per la prima volta nella mia vita mi riconosco fortunata. Un corale di squit squit celebra lo spostamento del carrello dal suo riposo millenario.

L’Albanese si inerpica sul mezzo ed inizia le grandi pulizie. Il lavoro viene svolto con un sottofondo di accattivanti musiche indigene (ho rivalutato Nino D’Angelo) mentre una ventina di rosicchianti spettatori ci fissano attoniti dalle traversine. Il Cliente, con gli occhi pieni di commozione, inizia a detergere il fondo del carrello su cui riposano moscerini deceduti per annegamento.

Nel frattempo tento un abbozzo di conversazione con lo Zingaro.

Io: Nonostante io soffra di insonnia da più di un mese ho come l’impressione che stanotte riuscirò a dormire.

Zingaro: Anch’io ho sofferto d’insonnia per un certo periodo. Però poi mi sono trovato qualcosa da fare.

Io (sprovveduta): Buona idea, cosa?

Zingaro: Andavo a rubare.

Sara: Ah ecco.

Dopo aver ripulito e visionato l’oggetto del contendere si passa alla trattativa vera e propria.

Lo Zingaro lancia con veemenza un insulto becero che tende ad assimilare la stirpe abramitica ad una certa tendenza al risparmio del Cliente (che tra l’altro condivido in toto). Contestualmente il Cliente propone una nuova costumanza di pagamento, ovvero il saldo a carrello giunto a destinazione. Che se vogliamo è una locuzione assai più raffinata del dire semplicemente non mi fido che questo rottame giunga a casa perciò devi aspettare per vedere i quattrini.

Trattandosi di gentiluomini si giunge, naturalmente, ad un pacifico accordo e scampando alla tristezza dell’ora che volge al desio la squadra fa ritorno all’ovile giusto per cena.

Mi chiedo se esista una giustificazione al fatto che io mi ritrovi sempre circondata da matti ma so che la risposta potrebbe turbarmi. In compenso se andassi in India non avrei bisogno di sottopormi a nessuna delle profilassi consigliate dall’OMS.

E detto tra noi è lì che probabilmente scapperò uno di questi giorni.

Abbiate solo cura di non venirmi a cercare, di grazia.

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