Circolo Ippico Tabrata – Nicola ed io
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EW- (21)

tabrata

Premessa

Ho conosciuto Nicola parecchi anni or sono: eravamo vicini di box. Ciò che di lui ricordo è la calma, la gentilezza e la simpatia. In effetti, ripensandoci adesso, era troppo calmo, troppo gentile, tropposimpatico. La fregatura ci doveva stare per forza.

25 Dicembre 2010

Conversazione per SMS

Nicola: Cosa fai?

Io: Sono a pranzo a casa dei miei. Non mi vedono dallo scorso Natale. Mi hanno chiesto se vivo ancora a Bari.

Nicola: E domani?

Io: Dipende. Se ci sono da trasportare dei puledri non ci sono.

Nicola: Ci vediamo alle 7.30.

26 Dicembre 2010

Ore 7.30. Temperatura percepita leggermente inferiore a quella delle ultime glaciazioni. La meta è un luogo sperduto tra Puglia e Basilicata: per arrivarci bisogna prima perdersi nel Parco dell’Alta Murgia bestemmiando reciprocamente il momento che ci ha fatto conoscere. Capiamo di essere giunti a destinazione perché all’imbocco di una stradina infangata che si inerpica sui monti ci aspettano l’allevatore e l’operaio rumeno. Entrambi zoppicano vistosamente. Nicola – placido – esclama: “Ci risiamo, avranno di nuovo cercato di domare Guendalina”. Ignoro chi sia Guendalina ma interpreto la cosa come un monito, una sorta di segno divino atto a mettermi in guardia. Vedo distintamente la mano di Dio posarsi su mio capo per proteggermi e tacitamente ringrazio.

I problemi sorgono già nel momento in cui si abbassa la pedana. In che ordine caricare i puledri? Ci sono tre miliardi di combinazioni possibili solo sulla ruota di Bari. Dopo appena 15 estrazioni si decide di far salire prima le due 3 anni e poi le puledre di 2. Per ultima quella di 4. Uno schema di gioco che avrebbe suscitato l’ammirazione di Gaucci. Prudentemente mi avventuro fra i box chiedendo con finta nonchalance il nome dei puledri: con grande sollievo apprendo che tra di essi non c’è nessuna Guendalina (Chissà che stavolta si riesca a finire l’anno a casa propria piuttosto che in una corsia di ospedale).

Le bestie sono tutti palesemente incazzate, oltre che incapezzate. La moglie dell’operaio rumeno invece è palesemente incinta e scende a portarci il caffè.

Timorosamente chiedo se i lor signori (Nicola e l’allevatore) sono interessati ad un articolo che ho preventivamente caricato sul camion (un tranquillante) ma considerandola una domanda indegna di risposta i lor signori mi ignorano e continuano ad affaccendarsi intorno alla pedana.

Con non poca fatica si caricano le prime due cavalle. Con un leggero nervosismo di sottofondo (ho imparato un paio di maledizioni in rumeno) si carica la terza. Quando il più sembra fatto all’interno del van scoppia (come prevedibile) il finimondo: i capezzoni saltano, le puledre salgono sulle mangiatoie, scavalcano le paratie, cercano di uscire dalle finestre, l’allevatore sbatte la testa contro il muro temendo per l’incolumità delle sue protette, io mi strappo i capelli temendo per l’incolumità del camion, l’operaio rumeno scappa zoppicando, sua moglie avverte le prime doglie.

In tutto questo putiferio di bestie, uomini, urla, sudore, dita saltate Nicola che fa?

Con estrema calma, senza agitazione alcuna, scende dal camion e va in cerca di Diosolosacosa in giro per la scuderia. Riceve una telefonata, risponde (Ma no, non mi disturba, mi dica) e ritorna verso il camion con tre capezzoni nuovi fiammanti.

A questo punto il pandemonio nel camion si calma perché tutti (bestie e uomini) lo osservano con lo sguardo pieno di astio e rancore.

Lui scosta un attimo il cellulare dall’orecchio ed esclama, serafico: meno male che me ne porto sempre un paio di scorta. E continua la telefonata mentre ri-incapezza le furie.

A questo punto il disappunto delle puledre, dell’allevatore e della sottoscritta è al suo apice.

Un paio di ore (e circa 5 ml di Prequillan a testa) dopo ci si rimette in marcia verso casa. Nicola alla guida del camion, io nella zona cavalli impegnata a tenere incaprettata la peggiore delle malvagie caricate sul camion.

Di seguito il leggiadro scambio di sms intercorso.

Io: Sia maledetto tu e i puledri.

Nicola: So che non sei seria perché ti vedo dalla telecamera.

Io: Per entrare nel living mi tolgo le scarpe, grazie a te e a queste maledette ora è ridotto ad un porcile.

Nicola: E’ solo un po’ di paglia.

Io: Io con te non ci vengo più.

Nicola: Secondo me la 3 anni è buona: hai visto come ha saltato la paratia prima?

Io: °ç§çé*****°ç§çé

Nicola: Non fare così che mi spaventi i puledri: sono così tranquilli…

P.S. Rassegniamoci, preparatori giovani cavalli si nasce, non si diventa. Almeno fino alla prossima reincarnazione (e che Dio me ne scampi).

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